Come trasformare lo stress della guida nel traffico in un'occasione di crescita individuale e collettiva
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giovedì 29 settembre 2011
martedì 27 settembre 2011
Approfondimento su: "Liti tra automobilisti"
Visto che di fatto il tema in oggetto durante la mia intervista televisiva di oggi su Sky TG24 è stato solo sfiorato, ho deciso di utilizzare questo mio blog per esporre qui in modo più ampio il mio pensiero al riguardo.
L'episodio di sabato notte, o meglio di domenica mattina alle 4.00 in Viale Serra a Milano, in sé e per sé non ha niente di intrinsecamente diverso dagli innumerevoli episodi conflittuali che quotidianamente avvengono in una città come Milano (così come in un qualsiasi altra parte del mondo). La differenza è che questa volta non solo a momenti ci scappava il morto, ma colpisce il modo - il crick dato in testa ai due giovani durante la lite - il quale stimola particolarmente l'immaginario collettivo.
La differenza tra questo esito drammatico ed altri, dove magari te la cavi solo con un po' di paura, è spesso solo una questione... di fortuna!
Dico questo, consapevole che quanto detto possa apparire cinico, perché in effetti la “qualità” della relazione tra automobilisti il più delle volte è la stessa, è cioè contrassegnata da una ben determinata visione di che cosa si intende per “buon guidatore”: un buon guidatore è uno che ha il controllo assoluto del mezzo su cui viaggia e della situazione in generale. E' uno che non si fa "fregare" da nessuno. Quindi è uno a cui non riesci a fregare il posto al parcheggio, a cui non togli la precedenza se la precedenza gli spetta, o che non riesci a sorpassare se lui/lei non lo vuole. E' uno, come nel caso dell'episodio citato, che se lo sorpassi e quasi lo urti quando rientri a destra - non sappiamo se premeditatamente o inavvertitamente, ma per il nostro ragionamento non fa alcuna differenza - si sente in diritto di chiederti conto di questa tua manovra e ti “invita” ad accostare per “chiarire” insieme le cose. Il più delle volte tale invito rimane non raccolto, oppure, anche se raccolto, l'esito del chiarimento rimane senza conseguenze perché agito solo sul piano verbale. Succede però che alle volte la “maionese” impazzisce, si incontrano persone che non dovrebbero incontrarsi e succede la tragedia. Tutto è affidato alla fortunosità degli incontri, in sostanza alla fortuna.
Diverso è il discorso se per “buon guidatore” o come lo chiamo io, per “guidatore virtuoso” intendiamo un guidatore, con qualsiasi mezzo, il quale non si preoccupa di controllare ossessivamente la situazione ed il mezzo, ed in caso di “provocazione” (reale o semplicemente ritenuta tale) non chiede immediatamente “soddisfazione”, trasformando l'ambiente stradale in un tribunale e lo spostamento in un duello. Il guidatore virtuoso “lascia andare”, rimanendo in questo modo libero di andare per la propria strada, anziché reagire rincorrendo gli altri sulla loro strada.
Un' ultima annotazione. Mi pare significativo segnalare che nello stesso momento in cui avveniva questo drammatico episodio, sempre a Milano durante la notte bianca partiva per la prima volta il servizio notturno dei mezzi pubblici. Un altro mondo. Il vecchio ed il nuovo che coesistono.
venerdì 26 agosto 2011
A proposito della "patente a punti"
http://www.sicurauto.it/news/piu-pirati-della-strada-grazie-alla-patente-a-punti.html
Vorrei intervenire in merito a questa interessante ricerca di Brunini. Nel merito della ricerca vorrei far rilevare che, a mio avviso, la variabile "patente a punti" è diversamente correlata con gli "incidenti stradali" e con il fenomeno della "fuga dopo un sinistro". Mentre nel secondo caso questa correlazione è diretta, nel caso invece degli incidenti stradali non lo è altrettanto, perché le variabili in gioco rispetto alla diminuzione di incidenti stradali sono moltissime e di varia natura. Riguardo poi alla ricerca in sé, la trovo utilissima e mi stupisco (ma solo per un attimo, perché in realtà non è un caso) che non sia mai stata effettuata una ricerca analoga a livello nazionale (che io sappia). Certo le informazioni e le attività di controllo sono necessarie, ma non sono sufficienti. E' lo stesso paradigma della sicurezza che andrebbe finalmente messo in discussione, perché è quello che porta automaticamente a ragionare secondo i principi della fisica: "azione e reazione", in automatico.
giovedì 18 agosto 2011
mercoledì 3 agosto 2011
Aggiornamento di "Reporter all'opera".
Conclusioni.
Sicuramente qualcuno deve aver avvisato gli amministratori del Comune di Torrevecchia Pia dell'esistenza del mio blog e del post che li riguardava.....
martedì 29 marzo 2011
lunedì 28 febbraio 2011
domenica 13 febbraio 2011
L'atto risarcitorio: una possibile alternativa al "perdono".
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-02-12/carcere-Opera-progetto-sicomoro-171515.shtml?uuid=AaN4Up7C#continue
Nel trambusto della giustizia attaccata dalla politica, di questi giorni, sotto traccia si muove qualcosa di bello e di importante.
Questa iniziativa di “giustizia riparativa” - di cui si da conto nell'articolo linkato - di incontro tra detenuti e famigliari delle loro vittime, messa in atto all'interno del carcere di Opera , è molto importate.
Dal punto di vista della teoria, è l'applicazione del principio della necessità dell' “atto risarcitorio” (e non del "perdono") proposto da Bert Hellinger.
Io personalmente è a questo principio che mi ispiro da tempo per promuovere una possibilità di conciliazione tra le vittime della strada, o i loro parenti e i responsabili degli incidenti stradali che hanno portato a tale tragica situazione. Per uscire da un approccio moralista e rivendicativo che si rivela sempre più sterile ed inefficace.
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lunedì 31 gennaio 2011
Uscita del libro di Marco De Mitri. In esso è contenuto anche un mio contributo.
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lunedì 3 gennaio 2011
mercoledì 29 dicembre 2010
lunedì 20 dicembre 2010
venerdì 17 dicembre 2010
venerdì 12 novembre 2010
A questo link potete leggere un mio commento.
http://windofchangevb.blogspot.com/2010/11/sicurezza-stradale-litalia-ha-fallito.html
venerdì 24 settembre 2010
Seconda intervista con l'Ing. Marco De Mitri.
http://www.marcodemitri.it/sicurezza-stradale-la-via-della-guida/
giovedì 16 settembre 2010
Commento all'articolo "Pensaci: potresti finire così".
http://www.alvolante.it/news/pensaci_potresti_finire_cosi-326521044#comment-45564
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sabato 11 settembre 2010
Un mio commento su di un interessante progetto, da seguire con attenzione.
http://www.estense.com/sicurezza-cento-punta-sul-progetto-dellassistente-civico-083521.html
giovedì 9 settembre 2010
Nuovo commento a nuovo post sul tema della sicurezza stradale
http://fidest.wordpress.com/2010/09/09/sicurezza-stradale-e-impegno-delle-scuole/#comment-4734
mercoledì 8 settembre 2010
Lettera aperta ai politici. Risposta, indiretta, all'Assessore Riccardi
http://www.regione.fvg.it/rafvg/giunta/dettaglio.act?dir=/rafvg/cms/RAFVG/Giunta/riccardi/comunicati/&id=36234&ass=B06&WT.ti=Ricerca%C2%A0comunicati%C2%A0stampa
“Una guerra contro gli incidenti stradali”, così inizia il resoconto della conferenza stampa del 7 settembre '10 presso la Regione Friuli Venezia Giulia.
Questa frase mi ricorda, per assonanza, un'altra frase che alcuni pacifisti “ad oltranza” scandivano nei cortei degli anni '70/'80: “Guerra alla guerra!” Dico questo perché gli incidenti stradali sono di per sé una guerra. Ma una guerra non si combatte facendole guerra, cioè usando le sue stesse armi.
Gli incidenti stradali sono....sono.... Già, questa è una domanda da un milione di dollari. Posso dire con certezza cosa gli incidenti stradali non sono. Ebbene la prevenzione degli incidenti stradali, così come la sicurezza stradale, non sono un problema del singolo e quindi dei ragazzi che saranno coinvolti con questi corsi di Educazione stradale, anzi, meglio, di Educazione alla Sicurezza stradale. La prevenzione degli incidenti stradali e la sicurezza stradale sono un problema delle istituzioni, quando decidono di farsene carico. Il paradosso - perché qui tutta la situazione è paradossale – è che conviene occuparsene e soprattutto conviene non risolverlo. La situazione, così com'è, fa comodo a molti. Si è creato un business della sicurezza stradale. Mettiamola così. C'è un Persecutore (l'incidente stradale) che spadroneggia e terrorizza la gente per le strade. C'è un Salvatore (politici ed esperti di varia natura) che interviene per ucciderlo/castigarlo/punirlo/rieducarlo e liberare così la sua povera Vittima (gli utenti della strada) dalla sua nefasta influenza. Bene, anzi, benissimo! Ma quando finisce il film? Quando il nostro, Superman, Rambo, Mandrake, Uomo ragno, Tex Willer della situazione conclude la sua missione e torna a vita civile? La risposta è.. mai! Ma allora c'è qualcosa che non torna. La favoletta di prima si rivela allora per quello che è...una favoletta, appunto!
I dati di realtà, invece, di cui è assolutamente necessario tenere conto sono che:
1°- Il Salvatore costa. Nessuno lavora gratis. Quindi potrebbe essere percepito quale persecutore, dal punto di vista del bilancio dell'Amministrazione Committente dell'intervento o da quello del bilancio famigliare del singolo (si pensi ai costi delle assicurazioni o degli artigiani che ti riparano la macchina dopo l'incidente).
2°- Il persecutore quale Salvatore del Salvatore. Sia dell'esperto, in termini economici, sia del politico, in termini di ritorno di immagine. Le guerre servono!
3°- Chi paga davvero? Chi è la vera vittima in tutto questo? La vera vittima non è tanto e non solo il bilancio dell'istituzione committente, o del singolo. La vera vittima sono le potenzialità di crescita dell'individuo e della collettività. La vera vittima è l'attenzione verso la virtuosità, vero motore della sicurezza.
La vera vittima è il punto di vista della persona, alla quale non interessano le statistiche, che invece interessano alle istituzioni. Alla singola persona interessa l'aspetto umano e non quello ingegneristico del suo muoversi nel traffico. Interessa ciò che può scoprire e non ciò che deve evitare. Al singolo interessa e conviene coltivare la virtù e non la sicurezza. Alla sicurezza deve pensare l'istituzione, ma non, come nel caso in questione, facendo in modo da porlo in capo di nuovo al singolo. Questo corto-circuito, al di là della sua immoralità, non funziona!
Grazie dell'attenzione.
Dr. Sabino Cannone (psicologo-psicoterapeuta, esperto in psicologia del traffico)
“Una guerra contro gli incidenti stradali”, così inizia il resoconto della conferenza stampa del 7 settembre '10 presso la Regione Friuli Venezia Giulia.
Questa frase mi ricorda, per assonanza, un'altra frase che alcuni pacifisti “ad oltranza” scandivano nei cortei degli anni '70/'80: “Guerra alla guerra!” Dico questo perché gli incidenti stradali sono di per sé una guerra. Ma una guerra non si combatte facendole guerra, cioè usando le sue stesse armi.
Gli incidenti stradali sono....sono.... Già, questa è una domanda da un milione di dollari. Posso dire con certezza cosa gli incidenti stradali non sono. Ebbene la prevenzione degli incidenti stradali, così come la sicurezza stradale, non sono un problema del singolo e quindi dei ragazzi che saranno coinvolti con questi corsi di Educazione stradale, anzi, meglio, di Educazione alla Sicurezza stradale. La prevenzione degli incidenti stradali e la sicurezza stradale sono un problema delle istituzioni, quando decidono di farsene carico. Il paradosso - perché qui tutta la situazione è paradossale – è che conviene occuparsene e soprattutto conviene non risolverlo. La situazione, così com'è, fa comodo a molti. Si è creato un business della sicurezza stradale. Mettiamola così. C'è un Persecutore (l'incidente stradale) che spadroneggia e terrorizza la gente per le strade. C'è un Salvatore (politici ed esperti di varia natura) che interviene per ucciderlo/castigarlo/punirlo/rieducarlo e liberare così la sua povera Vittima (gli utenti della strada) dalla sua nefasta influenza. Bene, anzi, benissimo! Ma quando finisce il film? Quando il nostro, Superman, Rambo, Mandrake, Uomo ragno, Tex Willer della situazione conclude la sua missione e torna a vita civile? La risposta è.. mai! Ma allora c'è qualcosa che non torna. La favoletta di prima si rivela allora per quello che è...una favoletta, appunto!
I dati di realtà, invece, di cui è assolutamente necessario tenere conto sono che:
1°- Il Salvatore costa. Nessuno lavora gratis. Quindi potrebbe essere percepito quale persecutore, dal punto di vista del bilancio dell'Amministrazione Committente dell'intervento o da quello del bilancio famigliare del singolo (si pensi ai costi delle assicurazioni o degli artigiani che ti riparano la macchina dopo l'incidente).
2°- Il persecutore quale Salvatore del Salvatore. Sia dell'esperto, in termini economici, sia del politico, in termini di ritorno di immagine. Le guerre servono!
3°- Chi paga davvero? Chi è la vera vittima in tutto questo? La vera vittima non è tanto e non solo il bilancio dell'istituzione committente, o del singolo. La vera vittima sono le potenzialità di crescita dell'individuo e della collettività. La vera vittima è l'attenzione verso la virtuosità, vero motore della sicurezza.
La vera vittima è il punto di vista della persona, alla quale non interessano le statistiche, che invece interessano alle istituzioni. Alla singola persona interessa l'aspetto umano e non quello ingegneristico del suo muoversi nel traffico. Interessa ciò che può scoprire e non ciò che deve evitare. Al singolo interessa e conviene coltivare la virtù e non la sicurezza. Alla sicurezza deve pensare l'istituzione, ma non, come nel caso in questione, facendo in modo da porlo in capo di nuovo al singolo. Questo corto-circuito, al di là della sua immoralità, non funziona!
Grazie dell'attenzione.
Dr. Sabino Cannone (psicologo-psicoterapeuta, esperto in psicologia del traffico)
giovedì 2 settembre 2010
Commento all'articolo “Italiani al volante pericolo costante? Secondo l'Economist, sì”.
Questo post è il commento, pubblicato, ad un articolo comparso il 31 agosto sul sito Exite.it
http://motori.excite.it/italiani-al-volante-pericolo-costante-secondo-leconomist-si-N51184.html?clear_cache=1#leave_comment
Salve, mi chiamo Sabino Cannone, sono psicologo-psicoterapeuta, esperto in psicologia del traffico.
Intervengo in merito all'articolo “Italiani al volante pericolo costante? Secondo l'Economist, sì”. Sono andato a leggermi l'articolo originale del “The Economist”, cercandolo all'interno del loro sito, compresi i commenti ed ho appreso così che il titolo originale era: “Strade in rovina. Un ottimistico tentativo di imporre l'ordine sulle strade d'Italia”.
La versione italiana invece riecheggia il motto: “Donna al volante, pericolo costante”.
In questo sviando dal tema trattato, presente invece nell'incipit dell'articolo inglese: “Anarchia, ignoranza della legge o solo la credenza che le regole siano un optional”.
Vorrei quindi soffermarmi brevemente proprio su questi temi.
Dando per acquisita la veridicità di tali affermazioni, naturalmente non nel senso che questo valga per tutti gli italiani, bensì nel senso del comune sentire (interno ed esterno all'Italia), rimane da chiedersi: quali cause hanno portato a simili effetti?
Ovviamente questa è una domanda da un milione di dollari, nel mio piccolo, come tecnico del fattore umano, posso solo rilevare che il comportamento degli italiani sulla strada risente molto dell'ambiente politico/culturale di riferimento. Che credibilità ha da noi la legge, in generale? Che credibilità hanno le istituzioni? Che esempio forniscono a questo riguardo coloro che dovrebbero essere presi a modello di comportamento? Ma ancora di più: che cosa significa per il singolo il concetto di sicurezza, stradale e non? Non significa assolutamente niente.
La sicurezza stradale è, né più né meno, che una parola feticcio. Ci si riempie la bocca con essa, soprattutto i politici, ma non significa niente. E' un'entità statistica. Si riferisce al dato statistico auspicato: "incidenti zero", o più realisticamente, al dato statistico auspicato: "incidenti...un po' meno”. Non sto parlando, sia charo, delle vittime della strada - a qualsiasi titolo - quelle sono entità concrete, persone in carne ed ossa e rispetto la loro triste sorte; mi riferisco proprio al concetto di sicurezza stradale. E' un concetto pericoloso per il vivere civile, oltre che fumoso ed aleatorio, perché spinge nella direzione del conformismo e della de-responsabilizzazione. Sicurezza per chi? Per il singolo o per il sistema? Il termine sicurezza deriva dal latino “sine-cura, cioè assenza di cura, senza problemi, non me ne devo curare. Su questa strada si arriva ben presto al “me ne fotto” di chi trasgredisce volutamente le regole, del Codice della strada e non solo. Vi sembrano poi tanto diversi, in questa prospettiva, la guardia ed il ladro? A me sinceramente no. Proporrei quindi un cambio di paradigma: dal concetto di guidatore sicuro a quello di guidatore virtuoso. L'unico che possa avere un senso per il singolo ed aiutarlo a crescere, come individuo e come collettività.
Per chi fosse interessato e volesse saperne di più a tal proposito, suggerisco di visitare il blog che ho dedicato a queste tematiche, tramite il seguente link:
http://laviadellaguida.blogspot.com/
Segnalo inoltre il riferimento al gruppo che ho di recente aperto su Facebook, dal titolo: LA VIA DELLA GUIDA.
Grazie per l'attenzione. Dr. Sabino Cannone
http://motori.excite.it/italiani-al-volante-pericolo-costante-secondo-leconomist-si-N51184.html?clear_cache=1#leave_comment
Salve, mi chiamo Sabino Cannone, sono psicologo-psicoterapeuta, esperto in psicologia del traffico.
Intervengo in merito all'articolo “Italiani al volante pericolo costante? Secondo l'Economist, sì”. Sono andato a leggermi l'articolo originale del “The Economist”, cercandolo all'interno del loro sito, compresi i commenti ed ho appreso così che il titolo originale era: “Strade in rovina. Un ottimistico tentativo di imporre l'ordine sulle strade d'Italia”.
La versione italiana invece riecheggia il motto: “Donna al volante, pericolo costante”.
In questo sviando dal tema trattato, presente invece nell'incipit dell'articolo inglese: “Anarchia, ignoranza della legge o solo la credenza che le regole siano un optional”.
Vorrei quindi soffermarmi brevemente proprio su questi temi.
Dando per acquisita la veridicità di tali affermazioni, naturalmente non nel senso che questo valga per tutti gli italiani, bensì nel senso del comune sentire (interno ed esterno all'Italia), rimane da chiedersi: quali cause hanno portato a simili effetti?
Ovviamente questa è una domanda da un milione di dollari, nel mio piccolo, come tecnico del fattore umano, posso solo rilevare che il comportamento degli italiani sulla strada risente molto dell'ambiente politico/culturale di riferimento. Che credibilità ha da noi la legge, in generale? Che credibilità hanno le istituzioni? Che esempio forniscono a questo riguardo coloro che dovrebbero essere presi a modello di comportamento? Ma ancora di più: che cosa significa per il singolo il concetto di sicurezza, stradale e non? Non significa assolutamente niente.
La sicurezza stradale è, né più né meno, che una parola feticcio. Ci si riempie la bocca con essa, soprattutto i politici, ma non significa niente. E' un'entità statistica. Si riferisce al dato statistico auspicato: "incidenti zero", o più realisticamente, al dato statistico auspicato: "incidenti...un po' meno”. Non sto parlando, sia charo, delle vittime della strada - a qualsiasi titolo - quelle sono entità concrete, persone in carne ed ossa e rispetto la loro triste sorte; mi riferisco proprio al concetto di sicurezza stradale. E' un concetto pericoloso per il vivere civile, oltre che fumoso ed aleatorio, perché spinge nella direzione del conformismo e della de-responsabilizzazione. Sicurezza per chi? Per il singolo o per il sistema? Il termine sicurezza deriva dal latino “sine-cura, cioè assenza di cura, senza problemi, non me ne devo curare. Su questa strada si arriva ben presto al “me ne fotto” di chi trasgredisce volutamente le regole, del Codice della strada e non solo. Vi sembrano poi tanto diversi, in questa prospettiva, la guardia ed il ladro? A me sinceramente no. Proporrei quindi un cambio di paradigma: dal concetto di guidatore sicuro a quello di guidatore virtuoso. L'unico che possa avere un senso per il singolo ed aiutarlo a crescere, come individuo e come collettività.
Per chi fosse interessato e volesse saperne di più a tal proposito, suggerisco di visitare il blog che ho dedicato a queste tematiche, tramite il seguente link:
http://laviadellaguida.blogspot.com/
Segnalo inoltre il riferimento al gruppo che ho di recente aperto su Facebook, dal titolo: LA VIA DELLA GUIDA.
Grazie per l'attenzione. Dr. Sabino Cannone
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