Come trasformare lo stress della guida nel traffico in un'occasione di crescita individuale e collettiva
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giovedì 16 settembre 2010
Commento all'articolo "Pensaci: potresti finire così".
http://www.alvolante.it/news/pensaci_potresti_finire_cosi-326521044#comment-45564
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Sicurezza stradale
sabato 11 settembre 2010
Un mio commento su di un interessante progetto, da seguire con attenzione.
http://www.estense.com/sicurezza-cento-punta-sul-progetto-dellassistente-civico-083521.html
venerdì 10 settembre 2010
Commento circa la verifica dell' efficacia degli interventi per la sicurezza stradale.
http://www.latina24ore.it/latina/7743-sicurezza-stradale-da-regione-lazio-47-mln-per-progetti.html
giovedì 9 settembre 2010
E' interessante il dibattito, a cui ho partecipato anch'io (con due interventi), scaturito da questo articolo.
http://www.estense.com/sicurezza-stradale-comune-e-provincia-puntano-sul-controllo-della-velocita-083008.html
giovedì 2 settembre 2010
Commento all'articolo “Italiani al volante pericolo costante? Secondo l'Economist, sì”.
Questo post è il commento, pubblicato, ad un articolo comparso il 31 agosto sul sito Exite.it
http://motori.excite.it/italiani-al-volante-pericolo-costante-secondo-leconomist-si-N51184.html?clear_cache=1#leave_comment
Salve, mi chiamo Sabino Cannone, sono psicologo-psicoterapeuta, esperto in psicologia del traffico.
Intervengo in merito all'articolo “Italiani al volante pericolo costante? Secondo l'Economist, sì”. Sono andato a leggermi l'articolo originale del “The Economist”, cercandolo all'interno del loro sito, compresi i commenti ed ho appreso così che il titolo originale era: “Strade in rovina. Un ottimistico tentativo di imporre l'ordine sulle strade d'Italia”.
La versione italiana invece riecheggia il motto: “Donna al volante, pericolo costante”.
In questo sviando dal tema trattato, presente invece nell'incipit dell'articolo inglese: “Anarchia, ignoranza della legge o solo la credenza che le regole siano un optional”.
Vorrei quindi soffermarmi brevemente proprio su questi temi.
Dando per acquisita la veridicità di tali affermazioni, naturalmente non nel senso che questo valga per tutti gli italiani, bensì nel senso del comune sentire (interno ed esterno all'Italia), rimane da chiedersi: quali cause hanno portato a simili effetti?
Ovviamente questa è una domanda da un milione di dollari, nel mio piccolo, come tecnico del fattore umano, posso solo rilevare che il comportamento degli italiani sulla strada risente molto dell'ambiente politico/culturale di riferimento. Che credibilità ha da noi la legge, in generale? Che credibilità hanno le istituzioni? Che esempio forniscono a questo riguardo coloro che dovrebbero essere presi a modello di comportamento? Ma ancora di più: che cosa significa per il singolo il concetto di sicurezza, stradale e non? Non significa assolutamente niente.
La sicurezza stradale è, né più né meno, che una parola feticcio. Ci si riempie la bocca con essa, soprattutto i politici, ma non significa niente. E' un'entità statistica. Si riferisce al dato statistico auspicato: "incidenti zero", o più realisticamente, al dato statistico auspicato: "incidenti...un po' meno”. Non sto parlando, sia charo, delle vittime della strada - a qualsiasi titolo - quelle sono entità concrete, persone in carne ed ossa e rispetto la loro triste sorte; mi riferisco proprio al concetto di sicurezza stradale. E' un concetto pericoloso per il vivere civile, oltre che fumoso ed aleatorio, perché spinge nella direzione del conformismo e della de-responsabilizzazione. Sicurezza per chi? Per il singolo o per il sistema? Il termine sicurezza deriva dal latino “sine-cura, cioè assenza di cura, senza problemi, non me ne devo curare. Su questa strada si arriva ben presto al “me ne fotto” di chi trasgredisce volutamente le regole, del Codice della strada e non solo. Vi sembrano poi tanto diversi, in questa prospettiva, la guardia ed il ladro? A me sinceramente no. Proporrei quindi un cambio di paradigma: dal concetto di guidatore sicuro a quello di guidatore virtuoso. L'unico che possa avere un senso per il singolo ed aiutarlo a crescere, come individuo e come collettività.
Per chi fosse interessato e volesse saperne di più a tal proposito, suggerisco di visitare il blog che ho dedicato a queste tematiche, tramite il seguente link:
http://laviadellaguida.blogspot.com/
Segnalo inoltre il riferimento al gruppo che ho di recente aperto su Facebook, dal titolo: LA VIA DELLA GUIDA.
Grazie per l'attenzione. Dr. Sabino Cannone
http://motori.excite.it/italiani-al-volante-pericolo-costante-secondo-leconomist-si-N51184.html?clear_cache=1#leave_comment
Salve, mi chiamo Sabino Cannone, sono psicologo-psicoterapeuta, esperto in psicologia del traffico.
Intervengo in merito all'articolo “Italiani al volante pericolo costante? Secondo l'Economist, sì”. Sono andato a leggermi l'articolo originale del “The Economist”, cercandolo all'interno del loro sito, compresi i commenti ed ho appreso così che il titolo originale era: “Strade in rovina. Un ottimistico tentativo di imporre l'ordine sulle strade d'Italia”.
La versione italiana invece riecheggia il motto: “Donna al volante, pericolo costante”.
In questo sviando dal tema trattato, presente invece nell'incipit dell'articolo inglese: “Anarchia, ignoranza della legge o solo la credenza che le regole siano un optional”.
Vorrei quindi soffermarmi brevemente proprio su questi temi.
Dando per acquisita la veridicità di tali affermazioni, naturalmente non nel senso che questo valga per tutti gli italiani, bensì nel senso del comune sentire (interno ed esterno all'Italia), rimane da chiedersi: quali cause hanno portato a simili effetti?
Ovviamente questa è una domanda da un milione di dollari, nel mio piccolo, come tecnico del fattore umano, posso solo rilevare che il comportamento degli italiani sulla strada risente molto dell'ambiente politico/culturale di riferimento. Che credibilità ha da noi la legge, in generale? Che credibilità hanno le istituzioni? Che esempio forniscono a questo riguardo coloro che dovrebbero essere presi a modello di comportamento? Ma ancora di più: che cosa significa per il singolo il concetto di sicurezza, stradale e non? Non significa assolutamente niente.
La sicurezza stradale è, né più né meno, che una parola feticcio. Ci si riempie la bocca con essa, soprattutto i politici, ma non significa niente. E' un'entità statistica. Si riferisce al dato statistico auspicato: "incidenti zero", o più realisticamente, al dato statistico auspicato: "incidenti...un po' meno”. Non sto parlando, sia charo, delle vittime della strada - a qualsiasi titolo - quelle sono entità concrete, persone in carne ed ossa e rispetto la loro triste sorte; mi riferisco proprio al concetto di sicurezza stradale. E' un concetto pericoloso per il vivere civile, oltre che fumoso ed aleatorio, perché spinge nella direzione del conformismo e della de-responsabilizzazione. Sicurezza per chi? Per il singolo o per il sistema? Il termine sicurezza deriva dal latino “sine-cura, cioè assenza di cura, senza problemi, non me ne devo curare. Su questa strada si arriva ben presto al “me ne fotto” di chi trasgredisce volutamente le regole, del Codice della strada e non solo. Vi sembrano poi tanto diversi, in questa prospettiva, la guardia ed il ladro? A me sinceramente no. Proporrei quindi un cambio di paradigma: dal concetto di guidatore sicuro a quello di guidatore virtuoso. L'unico che possa avere un senso per il singolo ed aiutarlo a crescere, come individuo e come collettività.
Per chi fosse interessato e volesse saperne di più a tal proposito, suggerisco di visitare il blog che ho dedicato a queste tematiche, tramite il seguente link:
http://laviadellaguida.blogspot.com/
Segnalo inoltre il riferimento al gruppo che ho di recente aperto su Facebook, dal titolo: LA VIA DELLA GUIDA.
Grazie per l'attenzione. Dr. Sabino Cannone
domenica 29 agosto 2010
Commento all'articolo: “Contravvenzione? Lei non sa chi sono io”.
http://www.facebook.com/notes/villacidronet/lon-sisinnio-piras-denunciato-per-violenza-minacce-e-lesioni-a-pubblico-ufficial/439340026896#!/photo.php?pid=14506041&fbid=10150233207865162&op=1&view=all&subj=439340026896&aid=-1&auser=0&oid=439340026896&id=392581310161
Riporto il mio intervento scritto per il giornale "La Nuova Sardegna" e non (ancora) pubblicato.
Alla cortese attenzione della Redazione del giornale “La Nuova Sardegna”.
Gentile Redazione de “La Nuova Sardegna”,
mi chiamo Sabino Cannone, sono psicologo-psicoterapeuta, esperto in psicologia del traffico.
Intervengo in merito all'episodio descritto nell'articolo di Mauro Lissia pubblicato ieri 28.08.2010, sul Vostro giornale, perché, oltre al caso singolo, mi pare emblematico di un certo modo di pensare, di un certo clima culturale.
Per presentare il 1° workshop di guida virtuosa, a cui invito vivamente l'On. e Consigliere Regionale Sisinnio Piras a partecipare, ho usato le seguenti parole: “Parafrasando Shakespeare: essere e non essere, questa è la Via. Il Tao, la Via, è integrazione delle polarità.”. La polarità dell'essere e quella del non essere. L'espressione “Lei non sa chi sono io”, così come il dito medio alzato, o peggio, l'investire fisicamente un vigile, sono la conseguenza di un eccesso di “essere”, a spese del non essere. Un eccesso di pieno, a scapito del vuoto. Il non essere, il vuoto, diventano intollerabili. E non solo per il protagonista di questa incresciosa vicenda, ma per tutta la nostra società.
Il clima culturale è quello che premia il concetto di sicurezza a scapito di quello di condivisione, ciò che invece garantirebbe una “sicurezza” reale.
Nell'ambito del campo in cui lavoro, questo clima culturale ha trovato espressione nel concetto di sicurezza stradale e di guida sicura.
La sicurezza stradale è, né più né meno, che una parola feticcio. Ci si riempie la bocca con essa, soprattutto i politici, ma non significa niente. E' un'entità statistica. Si riferisce al dato statistico auspicato: "incidenti zero", o più realisticamente, al dato statistico auspicato: "incidenti...un po' meno”. Non sto parlando, sia charo, delle vittime della strada - a qualsiasi titolo - quelle sono entità concrete, persone in carne ed ossa e rispetto la loro triste sorte; mi riferisco proprio al concetto di sicurezza stradale. E' un concetto pericoloso per il vivere civile, oltre che fumoso ed aleatorio, perché spinge nella direzione del conformismo e della de-responsabilizzazione. Sicurezza per chi? Per il singolo o per il sistema? Il termine sicurezza deriva dal latino “sine-cura, cioè assenza di cura, senza problemi, non me ne devo curare. Su questa strada si arriva ben presto al “me ne fotto” di chi trasgredisce volutamente le regole, del Codice della strada e non solo. Vi sembrano poi tanto diversi, in questa prospettiva, la guardia ed il ladro? A me sinceramente no. In questo caso, cioé l'episodio che stiamo discutendo, la guardia è chi fa le leggi (il politico) e non chi è chiamato a farle rispettare (l'agente di polizia municipale, un vero eroe dei nostri tempi). Proporrei quindi un cambio di paradigma: dal concetto di guidatore sicuro a quello di guidatore virtuoso.
Per chi fosse interessato e volesse saperne di più a tal proposito, suggerisco di visitare il blog che ho dedicato a queste tematiche, tramite il seguente link:
http://laviadellaguida.blogspot.com/
Segnalo inoltre il riferimento al gruppo che ho di recente aperto su Facebook, dal titolo: LA VIA DELLA GUIDA.
Grazie per l'attenzione. Dr. Sabino Cannone
Riporto il mio intervento scritto per il giornale "La Nuova Sardegna" e non (ancora) pubblicato.
Alla cortese attenzione della Redazione del giornale “La Nuova Sardegna”.
Gentile Redazione de “La Nuova Sardegna”,
mi chiamo Sabino Cannone, sono psicologo-psicoterapeuta, esperto in psicologia del traffico.
Intervengo in merito all'episodio descritto nell'articolo di Mauro Lissia pubblicato ieri 28.08.2010, sul Vostro giornale, perché, oltre al caso singolo, mi pare emblematico di un certo modo di pensare, di un certo clima culturale.
Per presentare il 1° workshop di guida virtuosa, a cui invito vivamente l'On. e Consigliere Regionale Sisinnio Piras a partecipare, ho usato le seguenti parole: “Parafrasando Shakespeare: essere e non essere, questa è la Via. Il Tao, la Via, è integrazione delle polarità.”. La polarità dell'essere e quella del non essere. L'espressione “Lei non sa chi sono io”, così come il dito medio alzato, o peggio, l'investire fisicamente un vigile, sono la conseguenza di un eccesso di “essere”, a spese del non essere. Un eccesso di pieno, a scapito del vuoto. Il non essere, il vuoto, diventano intollerabili. E non solo per il protagonista di questa incresciosa vicenda, ma per tutta la nostra società.
Il clima culturale è quello che premia il concetto di sicurezza a scapito di quello di condivisione, ciò che invece garantirebbe una “sicurezza” reale.
Nell'ambito del campo in cui lavoro, questo clima culturale ha trovato espressione nel concetto di sicurezza stradale e di guida sicura.
La sicurezza stradale è, né più né meno, che una parola feticcio. Ci si riempie la bocca con essa, soprattutto i politici, ma non significa niente. E' un'entità statistica. Si riferisce al dato statistico auspicato: "incidenti zero", o più realisticamente, al dato statistico auspicato: "incidenti...un po' meno”. Non sto parlando, sia charo, delle vittime della strada - a qualsiasi titolo - quelle sono entità concrete, persone in carne ed ossa e rispetto la loro triste sorte; mi riferisco proprio al concetto di sicurezza stradale. E' un concetto pericoloso per il vivere civile, oltre che fumoso ed aleatorio, perché spinge nella direzione del conformismo e della de-responsabilizzazione. Sicurezza per chi? Per il singolo o per il sistema? Il termine sicurezza deriva dal latino “sine-cura, cioè assenza di cura, senza problemi, non me ne devo curare. Su questa strada si arriva ben presto al “me ne fotto” di chi trasgredisce volutamente le regole, del Codice della strada e non solo. Vi sembrano poi tanto diversi, in questa prospettiva, la guardia ed il ladro? A me sinceramente no. In questo caso, cioé l'episodio che stiamo discutendo, la guardia è chi fa le leggi (il politico) e non chi è chiamato a farle rispettare (l'agente di polizia municipale, un vero eroe dei nostri tempi). Proporrei quindi un cambio di paradigma: dal concetto di guidatore sicuro a quello di guidatore virtuoso.
Per chi fosse interessato e volesse saperne di più a tal proposito, suggerisco di visitare il blog che ho dedicato a queste tematiche, tramite il seguente link:
http://laviadellaguida.blogspot.com/
Segnalo inoltre il riferimento al gruppo che ho di recente aperto su Facebook, dal titolo: LA VIA DELLA GUIDA.
Grazie per l'attenzione. Dr. Sabino Cannone
venerdì 27 agosto 2010
Commento alla presentazione del libro di Umberto Galimberti: “L'ospite inquietante: il nichilismo e i giovani ”.
http://www.linkedin.com/news?viewArticle=&articleID=140890607&gid=2311030&type=member&item=23478300&articleURL=http%3A%2F%2Fwww.youtube.com%2Fwatch%3Fv%3DUQcvpevBVfI&urlhash=fBh6&goback=.gmp_2311030.gde_2311030_member_23478300
“I giovani stanno male, non per ragioni esistenziali”, dice Umberto Galimberti ed aggiunge: “La qualità del disagio giovanile oggi non è di carattere psicologico, ma culturale”, rintracciando la causa di questo disagio culturale nel nichilismo, cioè - citando Nitzsche - ”nella perdita di valore di tutti i valori. Ogni cosa si avvolge su sé stessa, in un'assenza assoluta di orizzonte e di orientamento.”. E conclude: “Questo ospite inquietante, il nichilismo, è entrato davvero nella psicologia dei nostri giovani, nella configurazione tipica del nostro tempo, che è quella di un'assenza di futuro.”.
Giovani e droga: rito di iniziazione, rito dell'esperienza del morire. Proposta di Galimberti di far incuriosire i giovani delle loro virtù. Per arrivare a coltivare l'arte del vivere. Investimento su di sé. I giovani come i fiori: “Che bello vederli fiorire, invece che appassire”. Quindi: “Conosci te stesso, individua la tua virtù, falla esplodere". Questa è la felicità, secondo Galimberti e secondo gli antichi greci.
Questo tema mi intriga parecchio, mi appassiona e lo sento intrinsecamente vero.
Io personalmente ci ho messo quasi due decenni - più una vita - per scoprire qual'è la mia virtù. Sono arrivato alla conclusione che la mia virtù, dal punto di vista lavorativo, è tutta concentrata nel Progetto “LA VIA DELLA GUIDA: come trasformare lo stress della guida nel traffico in un'occasione di crescita individuale e collettiva”. La potrei definire come una proposta per “condur-si”, conducendo, in modo virtuoso”.
LA VIA DELLA GUIDA è: un progetto politico (non partitico), un' attività di volontariato, psicologia applicata, una proposta eticamente connotata, mobilità sostenibile, attenzione all'ambiente esterno/interiore, una nuova arte marziale, etc.
La mia virtù, da un punto di vista più privato e personale, è la nascita - tardiva - di mia figlia Stella.
Mettersi al mondo, mettendo al mondo. La virtù della generatività: di un progetto, come di un figlio.
Creatività e procreatività hanno la stessa radice, in termini affettivi sono la stessa cosa. Questo crea futuro, per i giovani e per i meno giovani.
E per finire riprenderei la conclusione della intervista/presentazione di Galimberti: “Se i giovani sapessero appassionarsi e innamorarsi di sé e soprattutto alle proprie capacità, provando il gusto di vederle fiorire, forse l'ospite inquietante - il nichilismo - non sarebbe passato invano.”.
E' importante questo passaggio. Con esso si accetta il dato di fatto della presenza del nichilismo. Anziché negarla, rimuoverla o attaccarla (in nome dei più svariati valori), se ne prende atto e si cerca di darle un senso in positivo. La crisi dei valori può generare quel “nuovo” che i valori, tutti i valori, tendono a sacrificare.
Questo senza entrare nelle problematiche “concrete”, nei problemi “oggettivi” che la sovrapopolazione, e l'inquinamento del pianeta pongono per chi erediterà il futuro e che concorrono a creare quel disagio culturale di cui Galimberti parlava all'inizio.
Forse quel “nuovo” che la crisi dei valori genera è l'irrobustimento di un sano istinto di sopravvivenza, declinato a livelo di specie. Un sano narcisismo di specie, che viaggia in parallelo con un sano narcisimo individuale, auspicato da Galimberti nel suo libro.
Ciò di cui abbiamo bisogno e qui sono io a parlare, è un salto quantico di specie. Una mutazione specie-specifica dell'Homo Sapiens. Ma non di quella mutazione, peraltro già in atto, che sta portando la nostra specie ad ibridarsi con la tecnologia. In un mondo inquinato ed inospitale solo questi ibridi potranno sopravvivere.
“I giovani stanno male, non per ragioni esistenziali”, dice Umberto Galimberti ed aggiunge: “La qualità del disagio giovanile oggi non è di carattere psicologico, ma culturale”, rintracciando la causa di questo disagio culturale nel nichilismo, cioè - citando Nitzsche - ”nella perdita di valore di tutti i valori. Ogni cosa si avvolge su sé stessa, in un'assenza assoluta di orizzonte e di orientamento.”. E conclude: “Questo ospite inquietante, il nichilismo, è entrato davvero nella psicologia dei nostri giovani, nella configurazione tipica del nostro tempo, che è quella di un'assenza di futuro.”.
Giovani e droga: rito di iniziazione, rito dell'esperienza del morire. Proposta di Galimberti di far incuriosire i giovani delle loro virtù. Per arrivare a coltivare l'arte del vivere. Investimento su di sé. I giovani come i fiori: “Che bello vederli fiorire, invece che appassire”. Quindi: “Conosci te stesso, individua la tua virtù, falla esplodere". Questa è la felicità, secondo Galimberti e secondo gli antichi greci.
Questo tema mi intriga parecchio, mi appassiona e lo sento intrinsecamente vero.
Io personalmente ci ho messo quasi due decenni - più una vita - per scoprire qual'è la mia virtù. Sono arrivato alla conclusione che la mia virtù, dal punto di vista lavorativo, è tutta concentrata nel Progetto “LA VIA DELLA GUIDA: come trasformare lo stress della guida nel traffico in un'occasione di crescita individuale e collettiva”. La potrei definire come una proposta per “condur-si”, conducendo, in modo virtuoso”.
LA VIA DELLA GUIDA è: un progetto politico (non partitico), un' attività di volontariato, psicologia applicata, una proposta eticamente connotata, mobilità sostenibile, attenzione all'ambiente esterno/interiore, una nuova arte marziale, etc.
La mia virtù, da un punto di vista più privato e personale, è la nascita - tardiva - di mia figlia Stella.
Mettersi al mondo, mettendo al mondo. La virtù della generatività: di un progetto, come di un figlio.
Creatività e procreatività hanno la stessa radice, in termini affettivi sono la stessa cosa. Questo crea futuro, per i giovani e per i meno giovani.
E per finire riprenderei la conclusione della intervista/presentazione di Galimberti: “Se i giovani sapessero appassionarsi e innamorarsi di sé e soprattutto alle proprie capacità, provando il gusto di vederle fiorire, forse l'ospite inquietante - il nichilismo - non sarebbe passato invano.”.
E' importante questo passaggio. Con esso si accetta il dato di fatto della presenza del nichilismo. Anziché negarla, rimuoverla o attaccarla (in nome dei più svariati valori), se ne prende atto e si cerca di darle un senso in positivo. La crisi dei valori può generare quel “nuovo” che i valori, tutti i valori, tendono a sacrificare.
Questo senza entrare nelle problematiche “concrete”, nei problemi “oggettivi” che la sovrapopolazione, e l'inquinamento del pianeta pongono per chi erediterà il futuro e che concorrono a creare quel disagio culturale di cui Galimberti parlava all'inizio.
Forse quel “nuovo” che la crisi dei valori genera è l'irrobustimento di un sano istinto di sopravvivenza, declinato a livelo di specie. Un sano narcisismo di specie, che viaggia in parallelo con un sano narcisimo individuale, auspicato da Galimberti nel suo libro.
Ciò di cui abbiamo bisogno e qui sono io a parlare, è un salto quantico di specie. Una mutazione specie-specifica dell'Homo Sapiens. Ma non di quella mutazione, peraltro già in atto, che sta portando la nostra specie ad ibridarsi con la tecnologia. In un mondo inquinato ed inospitale solo questi ibridi potranno sopravvivere.
mercoledì 25 agosto 2010
martedì 24 agosto 2010
Commento a : PRIMI TRAGICI RISULTATI DEL NUOVO CODICE DELLA STRADA...
Continua l'opera di incursione verso l'esterno, per far conoscere La via della guida.
http://consumatori.myblog.it/archive/2010/08/21/primi-tragici-risultati-del-nuovo-codice-della-strada-piu-ve.html
http://consumatori.myblog.it/archive/2010/08/21/primi-tragici-risultati-del-nuovo-codice-della-strada-piu-ve.html
Commento a : Il codice della strada secondo i Martinesi (parte I)
Con il commento al post che ho lincato qui sotto, inizia la fase di incursione verso l'esterno, per dare visibilità a questo progetto.
http://www.agoravox.it/Il-codice-della-strada-secondo-i.html
http://www.agoravox.it/Il-codice-della-strada-secondo-i.html
domenica 22 agosto 2010
PRESENTAZIONE
In un periodo storico quale è quello in cui viviamo oggi, di messa in crisi degli stessi fondamenti del vivere sociale, nasce questa mia proposta “LA VIA DELLA GUIDA: come trasformare lo stress della guida nel traffico in un'occasione di crescita individuale e collettiva”.
Una proposta sfaccettata e letteralmente ambigua, rivolta cioè contemporaneamente all'individuo ed alla collettività, in una circolarità virtuosa di reciproco arricchimento, nel riconoscimento della reciproca dipendenza. Parte da una situazione semplice, persino banale, quale è la guida - con qualsiasi mezzo - nel traffico viabilistico quotidiano, sfruttando la notevole energia presente nell'ambiente stradale, per arrivare a trasformare quella stessa energia, percepita fino a quel momento solamente come esperienza stressante, in un'occasione potente per la propria crescita personale e per quella della collettività. In che modo?
Dal punto di vista del singolo, trasformando un qualsiasi spostamento in un vero viaggio, pratico ma anche metaforico, esteriore ed interiore. Le provocazioni arriveranno immancabilmente, ma anziché inveire contro la cattiva sorte, oppure verso il nemico di turno, alla maniera dell'”Automobilista Incazzato”, il fortunato personaggio creato da Joele Dix, quella che - a torto o a ragione, non ha alcuna importanza - viene percepita quale una provocazione, diventa, se gestita in modo corretto, una palestra per la propria capacità di auto-consapevolezza, auto-controllo e crescita personale; nel passaggio, ad esempio da un atteggiamento reattivo ad uno proattivo, che ignora cioè la provocazione. Mentre sul versante della crescita collettiva, la proposta è quella di creare una “Comunità dei guidatori Virtuosi”, una “Virtuous Drivers Community”, per darle un respiro internazionale. Si propone cioè il passaggio da una prospettiva individualistica e verticale, inevitabilmente contrassegnata dalla compiacenza nel rapporto tra il singolo utente della strada e l'autorità, dove gli altri utenti sono percepiti alla stregua di concorrenti, ad un prospettiva orizzontale, comunitaria, dove gli altri utenti sono percepiti quali compagni di strada. Deve essere chiaro che il guidare – un mezzo qualsiasi, anche i propri piedi – è un atto politico, nel senso che riguarda la Polis, il luogo del vivere sociale. Questo giustifica la prospettiva etica qui proposta. Un bel gesto, un gesto virtuoso, si propaga, esattamente come lo fa un brutto gesto. Ma mentre il brutto gesto, il gestaccio, serve essenzialmente a scaricare le tensioni interne di chi lo mette in atto, inquinando “emotivamente” l'ambiente circostante, il gesto virtuoso aumenta il benessere del sistema nel suo complesso. Laddove l'aumento del benessere del sistema si riversa a cascata in un maggior benessere anche per il singolo.
sabato 31 luglio 2010
Appunti di viaggio urbano
30 luglio 2010
Ore 15.30, Viale Cassala, al semaforo all'angolo con Via Schievano, Milano.
C'è pochissimo traffico oggi su questa arteria normalmente molto frequentata. Quando il semaforo diventa rosso, la macchina che mi precede si ferma sulla corsia di destra, ma molto prima del semaforo ed a metà tra quella stessa corsia e quella più a destra riservata alla svolta a destra continua. Io mi metto inizialmente dietro questa macchina, in posizione corretta, ma poi, quando sopraggiunge un'altra automobile che comincia a suonare e la macchina che mi precede inizia a risponderle, mi sposto sulla corsia di sinistra, ancora insolitamente vuota. Ma il dialogo tra i clacson delle due vetture continua, fino a quando il guidatore della macchina davanti, una vecchia macchina di media cilindrata, molto dimessa, guidata da un uomo relativamente anziano, con un piglio tra il machista e lo sfigato, si sposta per lasciar passare l'altra macchina, un suv, guidato da una donna relativamente giovane e decisamente in carriera. A questo punto tutti si sarebbero aspettati che il suv superato l'ostacolo si affrettasse a svoltare a destra, una manovra questa che è capitato di fare diverse volte anche a me, ad esempio. E invece no! Il suv supera si la macchina che aveva davanti, ma non svolta affatto, prosegue diritto e attraversa da quella posizione il semaforo, per poi fermarsi per girare a sinistra. Una manovra davvero sconcertante, tanto è vero che ha sconcertato oltre a me anche l'altro guidatore, il quale riprende a suonare il clacson, per manifestare, si presume, il proprio punto di vista sulla manovra messa in atto dalla guidatrice del suv. Lo seguo ancora con la coda dell'occhio e dopo un breve tratto lo vedo svoltare a destra, nel parcheggio di un supermercato. Non so se per fare la spesa o per aspettare la signora del suv... Finale aperto.
Ore 15.30, Viale Cassala, al semaforo all'angolo con Via Schievano, Milano.
C'è pochissimo traffico oggi su questa arteria normalmente molto frequentata. Quando il semaforo diventa rosso, la macchina che mi precede si ferma sulla corsia di destra, ma molto prima del semaforo ed a metà tra quella stessa corsia e quella più a destra riservata alla svolta a destra continua. Io mi metto inizialmente dietro questa macchina, in posizione corretta, ma poi, quando sopraggiunge un'altra automobile che comincia a suonare e la macchina che mi precede inizia a risponderle, mi sposto sulla corsia di sinistra, ancora insolitamente vuota. Ma il dialogo tra i clacson delle due vetture continua, fino a quando il guidatore della macchina davanti, una vecchia macchina di media cilindrata, molto dimessa, guidata da un uomo relativamente anziano, con un piglio tra il machista e lo sfigato, si sposta per lasciar passare l'altra macchina, un suv, guidato da una donna relativamente giovane e decisamente in carriera. A questo punto tutti si sarebbero aspettati che il suv superato l'ostacolo si affrettasse a svoltare a destra, una manovra questa che è capitato di fare diverse volte anche a me, ad esempio. E invece no! Il suv supera si la macchina che aveva davanti, ma non svolta affatto, prosegue diritto e attraversa da quella posizione il semaforo, per poi fermarsi per girare a sinistra. Una manovra davvero sconcertante, tanto è vero che ha sconcertato oltre a me anche l'altro guidatore, il quale riprende a suonare il clacson, per manifestare, si presume, il proprio punto di vista sulla manovra messa in atto dalla guidatrice del suv. Lo seguo ancora con la coda dell'occhio e dopo un breve tratto lo vedo svoltare a destra, nel parcheggio di un supermercato. Non so se per fare la spesa o per aspettare la signora del suv... Finale aperto.
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